Cosa mostra la vista
Numero di capi macellati nel 2025 per provincia del macello, specie per specie.
La vista riporta il numero di capi macellati nel 2025, per provincia in cui si trova il macello, così come pubblicato dal Sistema Informativo Veterinario (vetinfo.it), il portale statistico della Banca Dati Nazionale dell'Anagrafe Zootecnica gestito dal Ministero della Salute. A differenza delle altre viste BDN presenti sulla mappa, che sono elaborazioni di MapTheFood su dati di base (rapporti, indici, normalizzazioni), questa è la pubblicazione diretta di una tabella ufficiale: non ci sono calcoli intermedi, solo la selezione della specie e il disegno sulla mappa. Per questo il pannello di dettaglio la marca come "Dato ufficiale", non come "Elaborazione".
Il dato è organizzato in quattro categorie: Bovini e Bufalini (aggregati insieme nella fonte, non scorporabili), Suini (che includono i cinghiali macellati in impianto, categoria non scorporabile), Ovicaprini (somma delle tre modalità di rilevazione BDN: capi singoli identificati, non identificati, partite) e Pollame (che somma polli e galline, tacchini, piccioni e altre specie avicole). Il dato include i capi di provenienza estera macellati in impianti italiani: la provincia registrata è quella del macello, non quella di origine dell'animale.
I volumi assoluti 2025: 2.644.574 capi Bovini e Bufalini, 9.907.372 capi Suini, 3.044.534 capi Ovicaprini e 650.738.127 capi Pollame (il numero è molto più alto per il pollame per ragioni di scala biologica e di ciclo produttivo, non perché la filiera avicola sia più concentrata delle altre). La macellazione bovina è più distribuita territorialmente: Verona, la prima provincia, pesa il 13,9% del totale nazionale; nel Pollame le prime due province (Forlì-Cesena e Verona) pesano insieme il 38,5%, un livello di concentrazione geografica nettamente più alto. Per i Suini le prime tre province (Mantova, Modena, Parma), tutte nella pianura padana, coprono il 48,9% del totale nazionale.
Diverse province non hanno alcuna macellazione registrata per una data specie (55 su 107 per il Pollame, 13 per i Suini, 10 per gli Ovicaprini, 8 per Bovini e Bufalini): non significa che in quella provincia non si alleva quella specie, significa che nella provincia non è presente (o non è operativo) un impianto di macellazione autorizzato per quella specie.
Limiti e domande aperte
Perché la macellazione non è consumo, e cosa manca per rispondere alla domanda opposta.
Produzione non è consumo. È il limite più importante di questa vista: il numero di capi macellati in una provincia non misura quanta carne di quella specie viene consumata in quella provincia. Un macello si trova dove c'è capacità industriale, tradizione di filiera e prossimità agli allevamenti che lo riforniscono — non dove il prodotto verrà poi venduto o mangiato. Una volta macellato, il prodotto entra nella distribuzione nazionale e nell'export attraverso la Grande Distribuzione Organizzata, la logistica del freddo e i canali all'ingrosso: da lì può percorrere centinaia di chilometri prima di arrivare su uno scaffale o in un piatto. Forlì-Cesena macella un quinto del pollame italiano, ma questo non implica che in provincia di Forlì-Cesena si consumi un quinto del pollame nazionale.
In Italia non esiste, a questa granularità, un dato di consumo di carne per provincia. Le rilevazioni ISTAT sui consumi alimentari delle famiglie sono condotte a livello nazionale o al più macroregionale (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole), non provinciale: non è quindi possibile costruire, con dati pubblici ufficiali italiani, una mappa "consumo di carne per provincia" analoga a questa mappa della macellazione. È un vuoto informativo reale: nessuna fonte pubblica nazionale lo colma a questo livello di dettaglio geografico.