Dove si spreca il cibo in Italia?
Lungo la filiera alimentare italiana lo spreco non si concentra nell'industria o nella distribuzione: si genera soprattutto in casa. Una lettura per fase, con il confronto europeo e l'andamento dei quattro anni di dati armonizzati oggi disponibili.
Sintesi
Questa vista utilizza il dataset armonizzato Eurostat env_wasfw, costruito secondo una metodologia comune a tutti gli Stati membri (Decisione delegata (UE) 2019/1597 e Decisione di esecuzione (UE) 2019/2000), che copre lo spreco alimentare generato lungo l'intera filiera, dalla produzione primaria alle famiglie, comprendendo sia le parti edibili sia quelle non edibili degli alimenti una volta entrati nel sistema alimentare. Non copre invece le perdite alimentari che si verificano prima, come il raccolto non raccolto o gli scarti di campo: due fenomeni distinti, spesso confusi nel dibattito pubblico, che la metodologia europea tiene volutamente separati.
Lungo la filiera, fase per fase
Per abitante, Italia, 2023. Eurostat, env_wasfw.
98 kg/abitante su 138: la fase dominante dello spreco è quella domestica.
40 kg/abitante ripartiti su quattro fasi, dalla produzione primaria alla ristorazione.
11 kg · 8%
10 kg · 7%
10 kg · 7%
9 kg · 7%
98 kg · 71%
Dove nasce lo spreco
Le quattro fasi che precedono il consumo domestico, produzione primaria, trasformazione, distribuzione e ristorazione, generano insieme 40 kg/abitante: valori compresi tra 9 e 11 kg ciascuna, senza che una singola fase si distacchi nettamente dalle altre. È nelle famiglie che si concentra la parte restante e maggioritaria, 98 kg/abitante.
Cosa ci dicono i dati
Con quasi tre quarti dello spreco generato in casa, le misure rivolte esclusivamente all'industria alimentare o alla grande distribuzione intervengono su meno di un terzo del totale. I dati non indicano le cause dello spreco domestico, solo la sua entità relativa rispetto alle altre fasi della filiera.
Confronto europeo
Applicando la stessa metodologia armonizzata, il totale italiano si colloca tra quello tedesco e quello francese, sopra la media dei 27 Stati membri.
Andamento 2020-2023 e obiettivo europeo al 2030
Il 2020 è il primo anno di riferimento della metodologia armonizzata: prima di allora non esiste una serie comparabile tra Stati membri. Nei quattro anni oggi disponibili, lo spreco alimentare italiano per abitante si è mantenuto in un intervallo stretto.
Nel periodo osservato non emerge ancora una riduzione strutturale dello spreco alimentare italiano: dal massimo di 140 kg nel 2021 il valore è sceso di due chilogrammi in due anni, tornando quasi al livello del 2020.
Il quadro normativo europeo introduce ora un riferimento quantitativo per il decennio successivo. La direttiva (UE) 2025/1892, che modifica la direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE ed è entrata in vigore il 16 ottobre 2025, fissa per il 2030 due obiettivi vincolanti calcolati sulla media annua dello spreco generato nel triennio 2021-2023: una riduzione del 10% nella fase di trasformazione e manifattura, e una riduzione del 30% pro capite calcolata congiuntamente su distribuzione, ristorazione e famiglie. Il dato più recente disponibile, il 2023, precede l'entrata in vigore della direttiva: questa vista non scompone ancora l'andamento delle sole categorie soggette ai due obiettivi, un passaggio necessario per stimare la distanza dell'Italia dai target 2030.
Limiti dell'analisi
Fonti e metodo
- Eurostat, env_wasfw, spreco alimentare per attività NACE Rev. 2, dati 2023 (unità kg/abitante)
- Decisione delegata (UE) 2019/1597 della Commissione, metodologia comune di misurazione dello spreco alimentare
- Decisione di esecuzione (UE) 2019/2000 della Commissione, formato per la comunicazione dei dati
- Direttiva 2008/98/CE, direttiva quadro sui rifiuti
- Direttiva (UE) 2025/1892, obiettivi di riduzione dello spreco alimentare al 2030